giovedì 11 settembre 2008

"My own Land", ovvero Divide et Impera

Il riconoscimento dell'indipendenza di Abkhazia ed Ossezia del Sud, effettuato dalle autorit? Russe, si inserisce in un contesto di rilevanza non solo geopolitica, ma anche giuridica. Infatti l'aspetto giuridico, non sottolineato dai media, n? pubblicamente dai politici, ? lo status dei cd "Stati non riconosciuti". Di fatto, il riconoscimento delle due repubbliche ha, letteralmente,? aperto il "vaso di Pandora". In poco tempo, le cancellerie europee si sono ricordate che hanno, come vicini, sia paesi formalmente riconosciuti, che paesi non riconosciuti, ma che aspirano all'indipendenza (leggasi la dichiarazione del ministro degli esteri Francese Bernard Kouchner, rilasciate mercoled? alla radio Europe 1, in merito alla Moldavia e all'Ucraina). Su questo tema, la Russia sta giocando le proprie carte per riabilitarsi come potenza, dopo gli anni del declino; in specifico giocando sulle questioni: abkhazo-osseta, e sulle repubbliche non riconosciute come la Transnistria (Moldavia), la Crimea (Ucraina) e il Nagorno-Karabakh (Azerbaijan).
Questo prologo mira ad introdurre il tema che voglio proporvi, che ? il principio espresso nel titolo, e che ? adottato dalla Russia nei confronti di alcuni paesi confinanti, vale a dire rientranti nei suoi interessi. Infatti il principio "My own Land", cos? definito da alcuni studiosi di geopolitica, identifica lo Stato, quindi un territorio, con un ethnos, ossia un gruppo omogeneo di individui che condividono le regole del vivere in societ?, i principi religiosi, nonch? le usanze. L'applicazione del principio prevede l'esclusione, dal territorio considerato proprio, delle minoranze, viste come occupanti o, peggio, colonizzatrici. Ci? ? avvenuto in Georgia tra il 1992 e il 1993, quando le due repubbliche separatiste combatterono i Georgiani, e il governo Abkhazo effettu? una vera e propria pulizia etnica contro la minoranza georgiana, che all'epoca rappresentava il 45% della popolazione dell'Abkhazia.
Le genesi del principio, per?, va ricercata pi? in l? nel tempo; cio? durante la Guerra Fredda. Quell'epoca, che ha come limiti temporali i patti di Yalta-Potsdam e la caduta del Muro di Berlino, non fu solo guerra non guerreggiata, ma anche guerra di ideologie. Infatti, da un lato gli USA sostenevano politiche di promozione dei diritti umani e delle libert? individuali; dall'altra l'URSS sosteneva il principio "dell'autodeterminazione dei popoli". Ora, la combinazione dei due principii con la caduta dell'ideologia comunista comport?, non solo la nascita del principio di cui prima dicevo, ma anche la combinazione di esso con l'incapacit?, delle neonate repubbliche, di affermare la sovranit? nel territorio loro riconosciuto. Ci? fu dovuto a debolezza sia dell'apparato statale, che da miopia politica. Infatti i governanti di allora, di fronte alle rivendicazioni indipendentiste, preferirono scatenare guerre, e quindi impoverire ancor pi? la popolazione, anzich? adottare politiche che tendessero assicurare l'unit? nazionale in modo pacifico. In questo scenario di debolezza strutturale, che si protrae ancor oggi, si inserisce la Russia la quale, usando il precedente kosovaro per legittimare la sua condotta, persegue? i suoi fini politici ed economici, applicando la sempre attuale massima "Divide et Impera".
L'Italia non pu?, di fronte a tale situazione, che muoversi cautamente. Infatti il governo dovr? usare termini ed azioni equilibrate per tutelare, non solo i rifornimenti di idrocarburi ed il loro relativo prezzo da eventuali ritorsioni russe contro l'Occidente; ma anche dovr? proteggere gli interessi economici del nostro Paese. Non bisogna dimenticare che in Russia le aziende italiane hanno investito molti capitali; parlo sia delle grandi aziende come delle medio-piccole. In particolar modo quest'ultime, le quali operano in settori che portano prestigio al nostro "Made in Italy", il quale ? caro alla nuova borghesia russa. Perci? il governo non dovr? sostenere posizioni forti, come Francia, Germani e Gran Bretagna (quest'ultima ? considerata, alla pari di Polonia, Svezia e Repubbliche Baltiche, "nemica"), n?, al contempo, ripetere l'errore, commesso nel caso del Kosovo, di riconoscere frettolosamente le due repubbliche separatiste. Infatti l'esecutivo dovrebbe seguire una linea tendenzialmente neutra per evitare scossoni nel breve periodo che potrebbero danneggiare le nostre ottime relazioni con la Russia, oltre che la stagnante economia nazionale.
Da ultimo, la proposta avanzata dal ministro degli esteri Frattini di tenere a Roma, in autunno, una conferenza di pace mi pare sia una buona proposta, in quanto l'Italia ha mantenuto, per tutta la durata del conflitto, posizioni neutre e, quindi, pu? fornire maggiori garanzie di imparzialit? e di buon andamento dei negoziati, rispetto ad altri paesi.
Mirko Iodi

La battaglia per "non dimenticare" deve continuare

«Il fascismo non fu un male assoluto, fu un fenomeno più complesso. Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale».
"Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia".
Due dichiarazioni sconcertanti, la prima comparsa in un'intervista al Corriere del 7 settembre, l'altra pronunciata durante la cerimonia, a Porta San Paolo, per il 65° anniversario della difesa di Roma contro le truppe tedesche, da due esponenti di spicco di AN, ex militanti dell'MSI: Gianni Alemanno e Ignazio La Russa. Parole ancora più gravi, se pensiamo che i sostenitori di queste singolari opinioni sono, rispettivamente, il sindaco della Capitale e il Ministro della Difesa dell'attuale governo.“Il male assoluto sono le leggi razziali”, afferma Alemanno, quando il suo stesso partito non esita a celebrare Giorgio Almirante, ex segretario dell'MSI e firmatario, nel 1938, del Manifesto della razza, con manifesti affissi per le strade di Milano.Nessuno stupore, del resto, di fronte all'ennesimo tentativo di revisionismo storico, se ricordiamo quando, in occasione del Sessantesimo anniversario della Resistenza, esponenti della destra tentarono di equiparare l'operato dei militari i Salò a quello dei Partigiani; o se pensiamo a qualche anno fa, quando Francesco Storace, ex AN, ora 'La Destra', auspicava la censura, nei libri scolastici, di certe fette di storia, guardacaso riguardanti il periodo del nazifascismo e della Resistenza.Quello che più stupisce e preoccupa è, invece, il silenzio del Governo e degli altri esponenti della destra, fatta eccezione, naturalmente, per l'immancabili, ipocrita “chiarimento” da parte di chi ha pronunciato le parole sopra riportate, che certo non cancella nè diminuisce la gravità delle dichiarazioni rilasciate. O per le parole del senatore Mario Ferrara (PdL), che sulla polemica interviene criticando la 'solita retorica antifascista da parte della sinistra'; affermazione, questa, che dimostra come, per la destra, il problema della memoria storica e del riconoscimento della Resistenza sia considerato superfluo e inattuale, se non pericoloso. Pericolosa è, invece, la volontà di rimuovere una parte fondamentale della storia italiana o, tentativo ancora più subdolo e sottile, di gettare un velo di ambiguità su una valutazione del fascismo che, ormai, dovrebbe essere definitivamente consolidata, nel rispetto dei valori democratici e antifascisti della nostra Costituzione e di tutte quelle persone che, costruendo la Resistenza, si batterono per ridare libertà e dignità alla Nazione.
Esprimendo solidarietà dei confronti dell'ANPI, di tutte le associazioni partigiane e antifasciste, e della Comunità Ebraica di Roma, concludiamo con le parole di Napolitano, che incoraggia tutti a rafforzare il "comune impegno di memoria, di riflessione, di trasmissione alle nuove generazioni del prezioso retaggio della battaglia di Porta San Paolo, della difesa di Roma e della Resistenza".
Marta Sartori

lunedì 8 settembre 2008

Intervista dei Giovani Democratici a Rosi Bindi

Intervista dei Giovani Democratici all'on.Rosi Bindi

durante la festa Democratica di Padova (6/09/08)

Intervista dei Giovani Democratici a Cesare Damiano

Intervista a Cesare Damiano, viceministro-ombra del Lavoro del PD

durante la festa Democratica di Padova (5/09/08)

domenica 7 settembre 2008

Impressioni di Settembre

L'argomento scuola, università e istruzione è troppo importante perchè - soprattutto da parte di noi giovani - passi in secondo piano la pericolosa operazione di smantellamento della scuola pubblica che il governo sta portando avanti ad opera della ministra della (d)istruzione Gelmini.Si è iniziato col tirare fuori dalla naftalina il grembiule (possibilmente nero!) per gli alunni di elementari e medie, passando dalle sparate di Bossi che - spalleggiato dalla ministra - offendeva gli insegnanti del Sud e inneggiava a un federalismo scolastico in salsa padana, proseguendo con l'intenzione di trasformare le università prima e le scuole superiori poi in fondazioni private, e continuando con la chiusura delle SISS (scuole di specializzazione per insegnanti di scuola superiore) e con la malsana idea - in perfetto stile ventennio - di ritornare al maestro unico alle scuole elementari... due provvedimenti, questi ultimi, che avranno l'evidente conseguenza innanzi tutto di bloccare le nuove assunzioni di personale docente giovane e motivato, svecchiando così una classe docente che è la più vecchia d'Europa, e di tagliare tantissimi posti o rimandare a data da destinarsi le immissioni in ruolo per i tantissimi precari della scuola. Tutto ciò avrà gravi ripercussioni (ma, a quanto pare, nel governo e nell'opinione pubblica ormai vige la fascistissima regola del "me ne frego!") anche sugli studenti e sulla loro preparazione, che è già abbondantemente al di sotto della media europea secondo le recenti statistiche.A questo punto mi chiedo: fino a dove vogliamo arrivare? Non possiamo stare a guardare, o quantomeno starcene zitti a guardare - visto che purtroppo la possibilità di fare una concreta opposizione in Parlamento è praticamente zero vista la maggioranza schiacciante dell'attuale governo. Credo che come Giovani Democratici dobbiamo farci promotori di un forte momento di protesta e discussione sulla scuola e l'università che vogliamo, visto che come studenti o (si spera, ma ormai sto perdendo anche l'ultima piccola speranza...) futuri insegnanti dovremmo avere piena voce a riguardo.Settembre è il mese in cui iniziano le lezioni, quindi perchè non partire subito con una manifestazione - magari in contemporanea in più città - per farci sentire e promuovere iniziative pubbliche di sensibilizzazione su questi temi che sono troppo importanti, perchè ricordiamoci che siamo noi la classe dirigente di domani?

Giulia Narduolo

mercoledì 3 settembre 2008

Pizza dei Giovani Democratici dell'Alta Padovana



Giovedì 25 settembre: PIZZA GIOVANI DEMOCRATICI dell'ALTA PADOVANA.

Vi aspettiamo giovedì 25 settembre, ore 20.30, alla pizzeria Marechiaro di Cittadella, che si trova appena fuori da porta Treviso (davanti alla scuola media Luigi Pierobon).

"WHAT, WHERE, WHEN, WHO, WHY"
"Il cambiamento può venire dal potere di molti, ma solo se i molti si uniranno insieme a formare una forza invincibile... la forza del singolo" (The power of one, regia di John G. Avildsen).

Vabbè, forse questo sembra più un incitamento stile "liberté, egalité, fraternité", mentre magari per invogliare a mangiare una pizza, in genere, basta dire che è molto buona ed eventualmente che costa poco -ed infatti vi invitiamo a mangiare una pizza che è molto buona e il prezzo è buono. L'invito avrebbe potuto concludersi così, se l'altro giorno non avessi chiacchierato con un ragazzo/uomo (25 anni, insomma), il quale sosteneva che tanto i soldi girano sempre tra i soliti ricchi, specie petrolieri, che chi ha il potere sono i soliti pochi e tanto è tutto uguale e che non si può fare niente, perché chi non ha né soldi né potere non può che fare cose a cui è obbligato, che quando privatizzeranno l'acqua non ci sarà più niente da fare etc etc.. Insomma, quell'atteggiamento un po' superficiale, un po' menefreghista, un po' fatalista che io in genere chiamo: "voglia zero di impegnarsi in prima persona e tanta voglia di lamentarsi per niente", ma che in questo caso mi ha colpito particolarmente perché lui era VERAMENTE convinto di quello che diceva: era cioè convinto che esistano persone di serie A e serie B e che questa situazione sia immutabile. E convincere i ragazzi-uomini che fai parte dei pochi che decidono oppure sei uno di quei "singoli" che non hanno un minimo di "potere personale", il cui impegno è inutile perché tanto le cose non si possono cambiare, è una di quelle imprese che la mafia è riuscita sempre a compiere e dal quale sola ha tratto vantaggio. E sappiamo bene che la mafia non è un problema solo del Sud Italia.Così, mentre a livello nazionale c'è un po' di confusione all'interno di questo Partito nuovo, fare veramente gruppo a livello locale, provinciale e regionale diventa l'unico modo per dare a questo partito davvero una "forza invincibile, formata dal potere di molti".Ho sentito parlare spesso della necessità di incontrarsi, ascoltarsi, dialogare, formarsi... Credo che quest'anno sia venuto per l'Alta Padovana il momento di fare la sua parte, iniziando magari con un po' di mozzarella e pomodoro, magari continuando con incontri di formazione comune, di incontri pubblici organizzati insieme e tutto quello che sarà necessario affinché 'sto partito/giovanile sia sì radicato nel territorio, ma soprattutto affinché diventi il mezzo grazie al quale le idee e la voglia di fare del ragazzino di Carmignano o della ragazzina di Onara diventino un ricchezza anche per chi abita a Montagnana (e viceversa, chiaramente).VI ASPETTIAMO!


Laura Frigo


P.S.: se non avete mai visto il film citato, guardatelo!"

martedì 2 settembre 2008

Herman Medrano dai Giovani Democratici del Conselvano


Ieri, Lunedì 1 Settembre i Giovani Democratici del Conselvano hanno organizzato una serata durante la fiera del paese. Il programma prevedeva l'apertura del ristorante-paninoteca (interamente gestito dal gruppo di ragazzi che lavora nella zona) e dalle 22.00 il mitico concerto di Herman Medrano.
L'evento ha avuto un successo incredibile. Il tendone del ristorante era gremito di giovani che saranno stati all'incirca 400 e si sono divertiti, hanno cantato e riso per due ore per le irriverenti ma esileranti battute del nostro cantante corregionale.
E' stata una grande serata di festa e di divertimento. Credo che questo tipo di iniziativa ci dovrebbe far riflettere sulla modalità con cui organizzare l'attività dei Giovani Democratici.
E' vero che mai come adesso sentiamo la necessità, e non solo a livello giovanile, di fare iniziative di formazione interna, di conoscere e fare informazione sui temi nazionali e, nella fattispecie, quelli che più toccano i giovani. Ma credo che, parallelamente ad iniziative di questo tipo, come dibattiti, conferenze, tavole rotonde, etc... di stampo diciamo "tradizionale", debbano essere organizzati momenti di tipo più ludico e divertente, come è stato ieri a Conselve. Credo che sedi meno formali e occasioni più di svago non possano che essere uno strumento in più per costruire dei rapporti e farci sentire più vicini ai nostri coetanei. Da una parte servono per fare gruppo fra di noi; dall'altra appunto per riuscire ad avvicinare di più i giovani che negli ultimi anni tendono ad allontanarsi sempre di più dalla politica.
Sia chiaro, mai come ora è urgente l'elaborazione di una linea e di una posizione sui temi più svariati e, specificamente inerenti alle giovani generazioni; ma credo che se non comunichiamo con i mezzi dei nostri coetanei, se non utilizziamo il linguaggio che ci accomuna, non riusciremo nell'alto obiettivo che noi Giovani Democratici ci siamo prefissati: raggiungere i giovani, rappresentarli, ascoltarli, conoscere i loro problemi e coinvolgerli.
Chiara Zampieri

giovedì 28 agosto 2008

REGOLAMENTO FINANZIARIO: UNA VITTORIA PER I GIOVANI!!

Ciao tutti!

Mercoledì 27 Agosto si è riunito l’esecutivo provinciale per discutere il regolamento finanziario del Partito.
Vi scrivo per informarvi di quanto è stato deciso riguardo il rapporto tra l’organizzazione giovanile e il Partito.
L’articolo riguardante tale rapporto era il seguente:

“Articolo 10. Organizzazione giovanile provinciale.
L’organizzazione giovanile del Partito Democratico della provincia di Padova è tenuta a contribuire autonomamente allo svolgimento della propria attività sul territorio attraverso iniziative volte all’autofinanziamento.
Le singole iniziative dell’organizzazione giovanile possono essere finanziate con un contributo da parte della Tesoreria provinciale previo accordo con il Tesoriere provinciale. Ogni iniziativa eventualmente promossa con il contributo del Tesoriere provinciale deve in ogni caso obbligatoriamente prevedere una dettagliata rendicontazione.”

Dopo molte discussioni avute con diversi di voi mi sono fatto portavoce della richiesta di avere un finanziamento fisso annuale, anziché legato alle varie singole iniziative. Credo, infatti, che solo così sia salvaguardata l’autonomia politica della nostra organizzazione giovanile. Ho quindi chiesto e ottenuto che il secondo comma fosse modificato in:

“L’attività dell’organizzazione giovanile è finanziata con un contributo annuale da parte della Tesoreria provinciale previa presentazione di un programma annuale. Le spese sostenute per l’attività annuale con il contributo del Tesoriere provinciale dovranno prevedere una dettagliata rendicontazione ”

Secondo tale regolamento la nostra organizzazione sarà quindi sostenuta economicamente dall’autofinanziamento e da una quota annuale decisa con il Tesoriere provinciale.
Il regolamento sarà approvato definitivamente nella direzione provinciale del 5 settembre, ma sarà un mero passaggio formale.
Ritengo che sia un importante passo in avanti per affermare la nostra autonomia dal partito e che possa aiutare a superare certe inutili nostre divisioni interne.

Buon ritorno dalle vacanze a tutti!

Filippo Mormando.

sabato 23 agosto 2008

The day after

Scrivo nuovamente per concludere l'articolo pubblicato domenica sulla guerra russo-georgiana. Questa volta, però, mi soffermo su ciò che sta accadendo in queste ore sullo scenario internazionale. Devo precisare che di alcuni fatti già da tempo se ne parla, e quindi il conflitto caucasico ha avuto il solo effetto di accelerarli. Mi riferisco all'entrata della Georgia e dell'Ucraina nella Nato.
Andando con ordine, bisogna, prima, considerare le reazioni americane e russe strettamente attinenti al conflitto. Al di là del balletto di notizie, quotidianamente diffuso sul ritiro russo, ciò su cui l'attenzione cade è la città di Poti. I varii media parlano spesso di tale città portuale, a volte accennando che è un terminale petrolifero, senza chiarire, nella maggior parte della volte, perché ai Russi interessi la città. Essa è importante, non solo perché sarà il terminale di una delle due pipelines di cui ho parlato in passato, ma anche perché è un importante nodo di comunicazioni per tutta la regione. Infatti dalla città si diramano strade e ferrovie verso l'Armenia, l'Azerbaijan, e quindi il Mar Caspio, nonché collegamenti marittimi verso i più importanti porti rumeni, bulgari, ucraini e turchi. E' da notare soprattutto uno di quei porti, quello di Constantza in Romania, il quale è al centro di grandi interessi per la realizzazione, anche qui, di un oleodotto, progettato dall'Eni, che dovrebbe collegare tale città con Trieste.
Alla Russia interessa, ovviamente, tale porto e utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per controllarlo. Primo fra tutti mediante un contingente permanente in Ossezia del Sud, come già sta facendo, oppure riconoscendo l'indipendenza delle due repubbliche, sulla falsa riga del Kosovo, e realizzando su di esse una forma di protettorato che le permetterà di aver sotto controllo la regione georgiana; anche grazie alle eventuali forzate dimissioni del presidente Saakashvili. A questi piani, gli Americani e gli Europei rispondono accelerando l'entrata del paese caucasico nella NATO, e minacciando la Russia di escluderla dal G8, oltre che da altre organizzazioni internazionali. Al contempo, sul piano militare, avviano l'installazione in Polonia di una batteria di missili, che sorgerà sul Mar Baltico.
A queste iniziative i Russi hanno risposto in duplice modo. Il primo installando sul Mar Baltico, a Kaliningrad, enclave russa tra Lituania e Polonia, delle batterie di nuovi missili assai potenti, puntati verso le batterie americane; dall'altra stringendo accordi con la Siria. Nei giorni passati, infatti, il presidente siriano Assad si è recato a Mosca per acquistare i nuovi armamenti russi, in particolare i missili Iskander, i quali impensieriscono gli Americani, esattamente quanto i missili iraniani, i quali non vorrebbero che i Russi li vendessero ai Siriani. Infatti gli Stati Uniti temono il connubio Siria-Iran, in quanto potrebbero costituire un centro regionale di potere, concorrente con gli interessi americani nella regione arabica. Ulteriore rappresaglia è la decisione di costituire, sempre in Siria, una permanente base aero-navale russa presso il porto di Tartus. Non a caso, verso tale porto, si sta dirigendo una flotta russa, partita da Murmansk nel Mar di Barents, e costituita da sottomarini e da una portaerei. Ovviamente la nascita di tale base porterà alla costituzione di nuovi equilibri nella regione, soprattutto con Israele, il quale già sta pensando di aumentare i finanziamenti alle forze armate. Infatti i Russi hanno accusato anche Israele, perché ha sostenuto la Georgia sia fornendo armi che addestramento.
Dai fatti accaduti negli ultimi giorni bisogna concludere che l'era dell'unica potenza mondiale sia terminata, in quanto si sta costituendo un nuovo ordine mondiale il quale vede la Russia ritornare sulla scena più forte di prima, e soprattutto ricca in risorse finanziarie, visto che ha accumulato risorse auree e valutarie per 500 miliardi di dollari, ed ha ripianato il debito estero.
Mirko Iodi

domenica 17 agosto 2008

Il perché di un conflitto

Il recente conflitto russo-georgiano, ultimo di una innumerevole serie di conflitti che hanno riguardato il Caucaso, dimostra, ancora una volta, come tale regione sia un'area geopolitica di importanza esorbitante; soprattutto per gli interessi economici sottesi.
Questo mio intervento vuole focalizzare l'attenzione non sulla crudeltà della guerra, e quindi sulle distruzioni e i relativi morti, ma sui motivi che hanno indotto il conflitto.
Le ragioni sono riconducibili a due: petrolio e gas. Di fatto il principio del conflitto sta nella costruzione di pipelines, termine tecnico per indicare le reti di trasporto degli idrocarburi, il quale si connette con l'interessa della Georgia a far parte della NATO, e quindi la conseguente opposizione di Mosca. In specifico la costruzione di due di esse: una che da Baku, in Azerbaijan, ha come terminale il Mar Nero; e l'altra, invece, che, partendo da Baku, via Ceyha in Turchia, ha per terminale Ashkelon, in Israele.
Gli interessi russi, per queste due pipelines, sono immensi. In particolare la prima. I Russi vorrebbero che essa passasse per il loro territorio, anziché per la Georgia, ed il motivo è semplice. Tale linea è destinata a trasportare petrolio in Europa, e gli Europei, memori della crisi del gas intercorsa nel 2005 tra Russia ed Ucraina e della riduzione di forniture di greggio che ha colpito i paesi dell'Europa Orientale nel 2007 a causa del conflitto Gazprom-Minsk sul prezzo al metro cubo, cercano di diversificare i loro approvvigionamenti, primo per non dipendere troppo dalla Russia, secondo perché essa è considerata inaffidabile ad assicurare un rifornimento continuo e, quindi, certo.
Per la seconda pipeline, invece, che da Baku, via Ceyhan in Turchia, dovrebbe trasportare petrolio nel Mar Rosso nel porto di Eilat, ha visto non solo l'interessamento dei Russi, ma soprattutto l'interesse degli Israeliani, non solo a realizzare l'opera, ma anche a rifornire l'esercito georgiano di mezzi e soprattutto di consiglieri militari i quali, tra l'altro, hanno coordinato le truppe georgiane durante il conflitto. Su questa pipeline l'interesse dei russi ricade su Ceyhan e Tbilisi, non essendo riusciti a convincere gli Israeliani a usare la propria rete. Poiché il progetto dell'oleodotto prevede che esso passi per la capitale georgiana, a Mosca interessa avere a Tbilisi un governo compiacente, come quello di Shevardnadze, in modo tale, poi, da aver maggior controllo sul nodo di Ceyhan, città turca destinata a diventare, come molti l'hanno già ribattezzata, “la capitale dell'oro nero”. L' interesse russo sulla città turca è uno: usarla per aprirsi le porte per il medio-oriente. Ma la volontà del presidente georgiano Shakaashvili di agganciarsi agli Stati Uniti, e quindi di entrare nella NATO, di fatto mina tali interessi e quindi il controllo sulle pipelines, ed a ciò è riconducibile l'intervento russo in Georgia.
Queste sono le ragioni di fondo che hanno scatenato l' “incendio” caucasico, ed hanno alterato gli equilibri geopolitici definitivamente. E' da ricordare che, a causa dell'intervento russo in Georgia, il presidente ucraino ha emanato un decreto per limitare la circolazione della flotta militare russa nelle acque territoriali ucraine, e che la Polonia ha sottoscritto l'accordo con gli Usa per l'installazione dello scudo spaziale. Da ciò si evince, ulteriormente, come gli equilibri instauratisi tra il 1989 e il 1992 siano definitivamente sovvertiti, con un ritorno preponderante della Russia sulla scena mondiale come potenza sia economica che militare.

Mirko Iodi

Per approfondire:
http://electronicintifada.net/v2/article9756.shtml
http://www.thenation.com/doc/20060123/klare
http://www.stratfor.com/theme/crisis_south_ossetia