giovedì 20 novembre 2008

Elenco dei Seggi delle primarie dei Giovani Democratici di Padova

PADOVA: dalle 8 alle 23 Sala Caduti Nassiria p.zza Capitaniato (seggio anche per studenti fuori sede)

CITTADELLA: dalle 8 alle 23 Sede PD via dell'Officina

CAMPOSAMPIERO: dalle 8 alle 23 Piazza Castello

PIAZZOLA SUL BRENTA: dalle 8 alle 23 Sede Pd via Rolando

VIGONZA : dalle 8 alle 21 Sala polivalente Via Paradisi – Peraga -
dalle 21 alle 23 via Cavour di fronte al MOVENBIK

CADONEGHE: dalle 8 alle 23 Casa del lavoratore Via Gramsci 43
dalle 12 alle 15 Piazza del Sindacato
dalle 15 alle 18 Piazzale San Bonaventura

PONTE SAN NICOLO’: dalle 8 alle 23 Biblioteca Comunale Via Aldo Moro

MESTRINO: dalle 8 alle 23 Casa delle Associazioni - stanza 12, vicino municipio

TEOLO: dalle 18 alle 23 Sala Muccioli vicino al Municipio - Bresseo di Teolo

ABANO TERME: dalle 8 alle 23 Sala Polivalente vicino CRC Via Donati 2

ALBIGNASEGO: dalle 8 alle 23 Sala ex anagrafe Via Roma

PIOVE DI SACCO: dalle 8 alle 23 Sala della Musica Via ortazzi 9

CONSELVE: dalle 8 alle 23 Piazza XX settembre

MONSELICE: Sede PD: dalle 8 alle 11.45 piazza San Marco
dalle 11.45 alle 13.45 in p.zza Mazzini x le scuole
dalle 14 alle 23 in piazza San Marco

ESTE: dalle 8 alle 20 sala civica - vicolo Mezzaluna

MONTAGNANA: dalle 8 alle 23 presso l'osteria Due Draghi

STANGHELLA: dalle 17.00 alle 23 Atrio Museo Civico ex Municipio

Possono votare tutti i giovani dai 14 ai 29 anni compresi!
Basta presentarsi con un documento di identità o con il badge dell'università di Padova!

martedì 11 novembre 2008

Credit Crunch (parte seconda)


Storicamente, ci eravamo fermati alla presidenza Bush, in particolare alle prospettive non rosee dell’economia americana del dopo 11/9. Fino a quella data il sistema finanziario americano registrò solo alcune novità, le quali, ripetendo, sono: i Gramm’s Acts del 1999 e del 2000, la politica per la prima casa e, da ultimo, l’innovazione finanziaria.
Ora, dobbiamo prendere in considerazione altre due date, il 2002 e il 2003. In questi anni la grande finanza registrò un boom, con un espansione fenomenale di varî pacchetti finanziari, cha vanno sotto il nome di: Abs, Cds e Cdo. Però, l’evoluzione del mercato non venne accompagnata da una parallela evoluzione degli strumenti di controllo da parte degli organismi pubblici, Fed e Sec; ciò dovuto non solo per le due leggi, di cui parlavo, ma anche per mancanza di competenze all’interno degli stessi organismi. Così, se la finanza si innovava, per i risparmiatori divenne sempre più arduo comprendere cosa volessero dire: Cdo, Abs e Cds, ma anche diminuiva la vigilanza, quindi la tutela dello Stato. Ma, adesso, è Meglio chiarire il significato delle sigle che ho citato per comprendere i loro effetti nefasti, che oggi subiamo
Gli Abs (Asset Backed Securities) sono strumenti finanziari, simili alle tradizionali obbligazioni, emessi a seguito di “cartolarizzazione”, cioè la trasformazione dei mutui in obbligazioni a tasso fisso o variabile, oggetto anch’esse di compravendita. La nascita di un Abs si realizza in più fasi: una banca separa dal proprio bilancio una serie di crediti (mutui), li trasforma in un “pacchetto finanziario”, e poi li vende sul mercato tramite una società veicolo delle banca medesima, oppure esterna. La società veicolo emetterà, a sua volta, delle obbligazioni a proprio nome, aventi come contenuto i crediti delle banca di partenza, con lo scopo di allocarli presso gli investitori-consumatori, i quali li acquistano in borsa. Così la società veicolo paga, con gli investimenti dei consumatori, alla banca iniziale l’acquisto dei titoli “impacchettati”. Il rischio sta in questo: poiché il pacchetto venduto nel mercato finanziario, alla fin fine, si basa sempre su un mutuo, qualora il mutuatario cominciasse a non pagare le rate (come è successo), l’operazione perderebbe liquidità, e così risulterebbe impossibile il rimborso del capitale che i risparmiatori hanno impegnato per acquistare il titolo, nonché il relativo guadagno derivante dalla speculazione.
I Cdo (Collaterized Debt Obligation) sono titoli derivati, garantiti da titoli Abs. Mentre gli Abs sono titoli “antichi”, perché già in uso nel XIX secolo in Germania e Danimarca, i Cdo sono totalmente nuovi. Anche qui, la loro commercializzazione parte da una società veicolo alla quale, come prima, vengono venduti da una o più banche commerciali titoli di credito. I mutui vengono impacchettati e ad essi viene abbinato un tasso di rischio sul loro rendimento. Il tasso di rischio non è altro che questo: le banche commerciali, nel conferire i loro crediti alle società veicolo, cedono sia i mutui sulle case, sulle aziende, sui centri commerciali etc .. . Quindi, si crea una diversificazione del rischio, in quanto, ovviamente, ogni mutuo ha un proprio grado di rischio, perché connaturato all’affidabilità del mutuatario. E qui vi è un’altra perversione del sistema, perché, più il portafoglio dei crediti è diversificato, meno consistente è il rischio di performance negative del Cdo, e viceversa. Quindi il mercato dei Cdo obbliga l’investitore-consumatore ad acquistare molti titoli, e inconsapevolmente acquista sia titoli che si basano su mutui sicuri (che verranno estinti dai mutuatari), che su titoli non sicuri (perché il mutuo è stato erogato anche a persone che non rispondono a tutti i requisiti minimi di garanzia, come i sub-prime).
Per i Cds (Credit Default Swap) ho già parlato nell’articolo predente, e per sintetizzare, il loro funzionamento è paragonabile, in via generale, a quello dell’assicurazione. L’innovazione è che grazie alla deregolamentazione del 2000 sono nate tante tipologie di swap (le più diffuse sono 11), a causa della flessibilità di tale strumento finanziario. Però, se in facciata tali contratti avevano il fine di tutelare gli investitori dall’eventuale crack dell’istituzione che ha emesso i titoli (da non confondersi con il venditore), di fatto le banche hanno lucrato fino all’inverosimile, perché costringevano i consumatori a versare mensilmente elevate somme (paragonabili ai premi assicurativi) per tutelarsi.
Dopo questo excursus su cosa siano questi titoli, dei quali era doveroso parlare perché sono il motivo dell’odierna crisi, vediamo come la storia si è evoluta. Tali titoli, all’epoca, erano molto redditizi, in quanto il giudizio di affidabilità rilasciato dalle società di rating (vedremo dopo cosa sono) era altissimo, e l’economia reale aveva ripreso a correre (tasso di crescita USA del 4%). Le banche d’affari, le quali svolgevano il ruolo di “società veicolo”, effettuavano colossali guadagni grazie alle intermediazioni, remunerando ampiamente i loro dirigenti ed azionisti. In questi strepitosi guadagni sta un’altra piega maligna. Infatti, le banche d’affari incentivavano i loro migliori dirigenti e dipendenti a produrre sempre nuovi pacchetti, sulla base di questa semplice logica: “più il nuovo pacchetto ci fa guadagnare, più tu guadagni”. Conseguenza fu che, nel 2005, le banche d’investimento, per produrre profitti, non poterono più affidarsi ai mutui sicuri, in quanto la loro crescita non è infinita, e quindi dovettero rivolgere lo sguardo ai cd “sub-prime”; ossia i mutui ad alto rischio, erogati a persone che non rispettavano tutti i requisiti di garanzia.
Riassumendo, le banche commerciali aumentavano le erogazioni di denaro tramite mutui, sia sicuri che non. Così facendo si esponevano sempre più nel mercato interbancario, senza aumentare in proporzione il loro capitale, perché spinte dalle banche d’affari e dalle società di rating. Quindi, le banche commerciali, per evitare i controlli della Fed e della Sec sul numero di sub-prime emessi ,si videro costrette a non iscrivere nei loro bilanci l’erogazione di tali mutui, ma solo i titoli messi in circolazione dalle loro società veicolo. Quindi le banche non dimostravano di essere a rischio d’insolvenza, mentre giorno dopo giorno, consapevolmente, ingrandivano la voragine creato nei loro conti. Da ultimo, meritano attenzione le società di rating. Queste sono agenzie private le quali, periodicamente, pubblicano bollettini sull’affidabilità delle obbligazioni emesse dalle imprese private. Quindi, nel nostro discorso, le società di rating si resero partecipi di un grande conflitto d’interessi, perché sostenevano la politica delle banche d’affari. Emettendo sempre un elevato giudizio di affidabilità, de facto, contribuivano a minare il sistema. Infatti, esse emettevano giudizi solo basandosi su analisi storiche, non riconoscendo che i nuovi mutui erano molto rischiosi.

Mirko Iodi

lunedì 10 novembre 2008

NULLA E' IMPOSSIBILE!

“Nulla è impossibile”, è questo il titolo tra tutti quelli usciti sulla stampa di questi giorni che rappresenta meglio l'evento a cui noi, come milioni di altre persone in tutto il mondo, abbiamo assistito nella notte del 4 novembre. Per la prima volta un afroamericano, a soli 47 anni, è diventato presidente degli Stati Uniti d'America, e questa è forse la prima bella notizia di questo nuovo millennio! Il “Democratic Party” non ricordava quasi più un successo così travolgente, da quando nel '68 proprio a Grant Park, luogo in cui Barack Obama ha fatto il suo primo discorso da neo-presidente, partì la contestazione contro la Convention democratica e che fu l'inizio di tutti i guai dell'Asinello democratico, tornato da allora alla Casa Bianca solo di rado e con democratici molto sui generis, centristi e del Sud, come Jimmy Carter e Bill Clinton.Ma al di là di tutto, io credo che questa sia stata una vittoria dell'America intera, di un paese che vuole voltare pagina e che ha capito che per uscire dalla crisi non serve chiudersi in se stessi e mostrare i muscoli ma bisogna allargare i propri orizzonti, tenere aperti i canali del dialogo e farsi bandiera dei diritti di tutti, indipendentemente dal colore della sua pelle e dalla sua classe sociale.
(“...la vera forza della nostra nazione non è nella forza delle nostre armi o nell'abbondanza delle nostre risorse, ma nel potere duraturo dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e inflessibile speranza.” B.Obama)
E gli Stati Uniti hanno capito, sono ben lontani dal patetico teatrino della politica nostrana..Loro non sono più un paese di Stati rossi e Stati blu (concetto su cui l'ex presidente repubblicano Nixon ha fondato l'egemonia repubblicana..), ma sono un unico popolo indipendentemente da ogni distinzione, tanto che lo stesso McCain l'ha definito “mio presidente”.Obama poi nel suo discorso ha detto che sarà il presidente di tutti e che ascolterà anche la voce di chi non l'ha votato e di chi non sarà d'accordo con le decisioni che prenderà. E questa cosa mi fa molta rabbia, perché mai noi qui in Italia siamo stati così lontani da quest'affermazione..E' anche questa la forza di un popolo, che si riconosce in legami più forti dell'appartenenza politica! E chi governa un paese ed un popolo deve capire che lo fa a servizio di una comunità e non per garantire i suoi interessi personali.Comunque in America il cambiamento è arrivato, la rivoluzione dolce è cominciata, e chissà che un giorno si possa parlare di rivoluzione anche nel nostro Paese.
(“Questo è il nostro tempo, tempo di rimettere la gente al lavoro, di aprire le porte delle opportunità per i nostri figli; di far tornare prosperità e promuovere la causa della pace; di ribadire il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale che, tra tanti, noi siamo una cosa unica; che mentre respiriamo, speriamo. E lì dove ci scontriamo con il cinismo ed i dubbi e con coloro che ci dicono che non possiamo, noi rispondiamo loro con quel credo senza tempo che riassume lo spirito di un popolo: sì, noi possiamo. Grazie a voi, che Dio vi benedica, e che benedica gli Stati Uniti d'America.” B.Obama)


Pietro Galiazzo

vedi il video: http://it.youtube.com/watch?v=Qq8Uc5BFogE

venerdì 7 novembre 2008

Credit Crunch (prima parte)


Da un po’ di tempo a questa parte, sentiamo parlare di crisi finanziaria, e delle future ripercussioni che essa avrà sull’economia reale. Come ben sappiamo, la crisi è entrata nella quotidianità a seguito di un fatto: la bancarotta di una delle più importanti banche d’affari americane, la Lehman Brothers, il 15 settembre. Tale evento è il frutto di una scellerata politica finanziaria, che affonda le sue radici ai tempi della presidenza Clinton; ma se vogliamo andare più in là, dobbiamo rintracciare i prodromi negli anni ’80.
Per limitarci ai tempi a noi più vicini, dobbiamo analizzare cosa accadde nel mondo finanziario americano tra 1999 e il 2006. All’epoca, presidente della Fed (Federal Reserve), la banca centrale degli Stati Uniti, vi era Alan Greenspan, il quale la dirige dal lontano 1987. Costui, negli anni ’90, si costruì l’impeccabile fama di “uomo dei miracoli”, perché, grazie a ingegnose manipolazioni dei tassi di interesse, che rimasero bassi per tutto il decennio, riuscì a guidare la più grande economia del mondo, assicurandole una crescita stabile e duratura. Una sì favorevole situazione permise alla banche, sia commerciali che d’affari, di confidare, non solo sulla stabilità dell’economia, ma anche su una stabile crescita del reddito delle famiglie americane. Infatti, grazie ai bassi tassi di interesse, le banche potevano indebitarsi a basso costo (le banche, per finanziarie ogni mutuo, reperiscono il denaro nel mercato interbancario, il quale si basa su scambi di liquidità tra banche) e quindi concedere mutui per la prima casa, favorendo il mercato edile e l’occupazione. Una delle cause dell’indebitamento massiccio delle banche, oggi, è da rintracciare in tale sistema.
Ossia, le banche, per reperire liquidità, non solo scambiano elettronicamente denaro tramite depositi o conti correnti interbancari, ma anche cedendosi vicendevolmente “titoli derivati” (swap), il tutto con la contropartita che il debito verrà saldato in breve tempo. Vieppiù, la banche avevano la certezza che, anche se il consumatore non riusciva pagare le rate del mutuo, potevano sempre contare sull’ipoteca sulla cosa. Un simile stato delle cose poté funzionare perfettamente fino al 1999. Questa data è importante perché, in quell’anno, il presidente Clinton promulgò una importante riforma bancaria, con la quale vennero depotenziati i controlli sul mercato finanziario. Cioè, la Fed rimaneva supervisore del sistema finanziario, ma tale legge limitava il controllo sulle banche d’affari (dette anche d’investimento), sulle quali rimaneva a vigilare la Sec (omologa americana dell’italiana Consob, l’organismo pubblico di controllo sulla borsa e le società).
L’anno dopo, sempre Clinton, deregolamentò un altro importante mercato, quello dei Swap. I swap sono dei contratti tra privati, con il quale l’investitore-acquirente si protegge dal rischio che il titolo o il credito acquistato non venga rimborsato alla scadenza. Quindi una forma di assicurazione, che gioca sul rischio; e qui sta un’ulteriore perversione del sistema. Questo perché tali contratti, a loro volta, hanno un loro mercato, nel quale sono oggetto di compravendita, generando così un’elevata speculazione sul loro valore.
Riassumendo, la deregolamentazione del mercato dei swap, combinato al loro immenso potenziale speculativo, hanno aumentato vertiginosamente la speculazione finanziaria, aumentando la tipologia dei swap, nel giro di poco tempo. Principali artefici di queste perversioni furono le banche d’affari, le quali assoldarono giovani menti per produrre questi “pacchetti”. Solo per citarne alcune: Lehman Brothers, Citigroup, Merryll Lynch etc … .La seconda legge produsse un ulteriore ribaltamento nel sistema dei controlli. Infatti, ora i due istituti che prima o citato, la Fed e la Sec, non hanno più il controllo sull’attività di questi operatori finanziari, perché, dice testualmente la legge, si richiede alle banche d’investimento di “autoresponsabilizzarsi ed autoregolamentarsi”. In questo contesto si inserisce l’amministrazione Bush la quale, dopo gli attentati dell’11 settembre, per sostenere l’economia, che rischia la stagnazione e il crollo dei consumi, decise di incentivare l’acquisto della prima casa a chi aveva redditi bassi ovvero un lavoro precario; per stimolare la circolazione di denaro, pur mantenendo sempre i tassi di interesse bassi. Chiamate a sostenere questa politica furono due soggetti, allora semi-pubblici, ora interamente pubblici, di cui abbiamo già sentito parlare, Fannie Mae e Freddie Mac, le quali riacquistavano la metà dei mutui stipulati dalle società finanziarie e dalle banche commerciali. Questa cessione, che era una pura e semplice compravendita, permetteva alla banche di rifinanziarsi e finanziarie nuovo mutui. Ma al contempo, tali banche garantivano i mutui, ai due soggetti semi-pubblici, con le ipoteche gravanti sulle case, quindi giocando sul valore delle stesse. Questo è un altro punto dolente del sistema, il quale provocherà un aumento impressionante dei prezzi delle case, creando la cd “Bolla immobiliare”.
Mirko Iodi

Obama, via al cambiamento: nuova squadra di governo

Il giorno dopo l’investitura, Barack Obama è già al lavoro sulla squadra di governo. Il direttore del National Intelligence americano, Mike McConnell, dovrebbe guidare il team che terrà il primo briefing top-secret dell'intelligence al neoeletto presidente americano La squadra degli “intelligence briefers” - coloro che aggiorneranno Obama su questioni di intelligence - è già stata nominata ed è pronta a discutere con il neoeletto presidente del Presidential Daily Brief, quella riunione quotidiana che già veniva fatta con il presidente Bush. La Cnn, che ha riportato la notizia, ha ottenuto una copia della nota che il direttore della Cia Michael Hayden lo ai dipendenti della Central Intelligence Agency. Rahm Emanuel sta ancora vagliando la proposta di diventare il capo dello staff del presidente eletto Barack Obama, malgrado alcuni media abbiano riferito il contrario. Una fonte a lui vicina, scrive il sito Ynetnews, afferma che Emanuel non ha ancora accettato e sta considerando l'offerta alla luce di ragioni personali e familiari. Il capo di Gabinetto, volendo usare una metafora, è come fosse l'amministratore delegato del Governo, una delle figure più influenti e stretto collaboratore del presidente, di cui ne cura l'agenda quotidiana. Oltre a decidere chi è autorizzato a incontrare il presidente, ha il compito di fare da supervisore alle attività dello staff della Casa Bianca. Emanuel, veterano dell'amministrazione del presidente Bill Clinton, ha fama di essere stratega politico di larghe vedute ed è stato presidente della commissione elettorale democratica quando, due anni fa, i democratici hanno riconquistato il controllo del Congresso per la prima volta in oltre un decennio. La stampa israeliana ha dato ampio rilievo alla prima nomina di Obama. Emanuel è figlio di un'ebrea americana e di un israeliano, immigrato negli Stati Uniti. Il quotidiano “Maariv” ha dedicato alla nomina un ampio servizio dal titolo “Il nostro uomo alla Casa Bianca”. Emanuel, 38 anni, secondo il quotidiano “Haaretz”, ha compiuto un breve periodo di servizio militare in Israele nel 1997, e nel 1991, nei mesi che hanno preceduto il conflitto nel Golfo, ha prestato servizio come volontario in un'officina dell' esercito israeliano per la riparazione di carri armati. Il team di collaboratori che aiuterà Obama nel periodo di transizione - il presidente giurerà il prossimo 20 gennaio e solo allora si insedierà alla Casa Bianca - sarà guidato dal John Podesta, capo di Gabinetto durante la presidenza Clinton. Ne faranno parte anche la governatrice dell'Arizona Janet Napolitano, che potrebbe avere un incarico anche nell'amministrazione Obama, Pete Rouse, capo dello staff di Obama in Senato, e Valerie Jarrett, amica del nuovo presidente e consulente della sua campagna elettorale. La squadra di consulenti comprenderà anche Federico Pena, ex segretario all'Energia e ai Trasporti sotto Clinton, e il segretario al Commercio dell'ex presidente William Daley

lunedì 27 ottobre 2008

TUTTI IN PIAZZA!


Partecipiamo numerosi, senza simboli di partito, all'iniziativa promossa da alcuni studenti dell'Università di Padova contro i pesanti tagli al sistema universitario.

domenica 19 ottobre 2008

Contro la legge 133! Per un'Università pubblica e di qualità!

Lo scenario che si sta delineando riguardo al nostro sistema formativo, a partire dalla scuola fino al mondo dell'università e della ricerca, è a dir poco preoccupante.
Il Ministro Gelmini ha cominciato dal settore scolastico con una serie di tagli ingenti sul personale docente, tutto questo per l'esigenza di risparmiare denaro che, secondo il Ministro e il suo collega Tremonti, verrebbero sprecati. Forse di sprechi, come in molti settori del pubblico, ce ne sono, ma non di certo nell'ambito della docenza. E viene spontaneo chiedersi, visto che il sistema formativo, specie quello delle scuole elementari italiane, è uno dei motivi di vanto del nostro paese, per una volta che qualcosa funzione perchè ci si investe parecchio, perchè decurtarne i fondi e abbassarne di conseguenza la qualità??? Anzi, invece di stanziare nuovi finanziamenti destinati all'edilizia scolastica, all'acquisto di libri o di strumentazione adeguata ad aggiornare i nostri istituti scolastici, non si fa che tagliare la spesa in maniera indiscriminata. La stessa azione che il Ministro sta portando avanti nel mondo dell'università. Il taglio enorme e soprattiutto indiscriminato dei fondi di finanziamento ordinario è inaccettabile. Specie per un ateneo come quello patavino che si è sempre distinto per una buona gestione delle risorse e delle spese. E da parte di noi studenti è ancora più intollerabile perchè la riduzione dei fondi porterà inevitabilmente ad un aumento delle tasse, già alte, senza per altro avere in cambio un miglioramento dei servizi e dell'offerta formativa.
La limitazione dell'assunzione di personale a tempo inditerminato al 20% dei pensionamenti contribuirà a diffondere l'istituzione del numero chiuso per rispettare il rapporto docenti/studenti; e soprattutto la riduzione delle asssunzioni sbarra inevitabilmente la strada a chi volesse intraprendere la già di per sè difficile carriera accademica e destina al precariato permanente chi l'ha già intrapresa. Senza contare che nemmeno la "carriera scolastica" (e capirai che carriera visto che la categoria dei professori di scuola è tra le più bistrattate in questo paese) è più definita, perchè con l'abolizione della SISS (la scuola di formazione per diventare insegnanti), e soprattutto senza una vera proposta alternativa per reclutare professori, noi studenti non sappiamo che strada dobbiamo percorrere per diventare insegnanti di scuola.
Infine la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato è evidentemente un "invito" a farlo per via delle molteplici agevolazioni tributarie ed economiche di cui godono la fondazioni e diventa una "costrizione" a causa degli ingenti tagli dei fondi pubblici previsti fino al 2013.
In definitiva mi sembra che i sistema formativo italiano che vantava ancora un certo livello d'eccellenza, sia destinato ad essere smantellato. Il ministro, anzichè puntare sul miglioramento di un sistema di istruzione PUBBLICO, DI QUALITA' e aperto a tutti incentivando gli investimenti nel DIRITTO ALLO STUDIO, cerca di minarlo.
Ogni provvedimento risponde ad un disegno ormai anacronistico, se non comunque sbagliato, di portare l'università italiana al modello americano, basato sulla distinzione fra atenei di serie A, destinati a chi se li può permettere e che offrono vere garanzie di sbocco lavorativo, e atenei di serie B, pubblici, ma di scarsissima qualità.
Noi come studenti credo dovremmo volere un serio investimento nel diritto allo studio per consentire a tutti di poter accedere alle stesse opportunità in base al merito. Dovremmo auspicare un serio investimento in strutture e servizi per poter mantenere alto il livello del nostro sistema formativo; dovremmo esigere una seria valutazione di come vengono gestite le risorse negli atenei, in modo che, se si mira realmente ad eliminare gli sprechi, non si colpiscano gli atenei in modo indiscriminato. Dovremmo pretendere infine che la ricerca finalmente assuma un ruolo di traino del progresso sociale e culturale del nostro paese, e come tale che sia prima di tutto lo Stato a supportarla, e non sia esclusivamente relegata alla discrezione di finanziatori privati.
In questi giorni all'università c'è stata un'ampia mobilitazione da parte degli studenti, dei ricercatori, dei docenti e del personale tecnico-amministrativo e credo che per raggiungere davvero qualche risulatato, bisognerà proseguire TUTTI ASSIEME quest'opera di sensibilizzazione, rivolta soprattutto alla cittadinanza. La mobilitazione e l'indignazione non devono coinvolgere solo le parti interessate perchè credo che "combattere" la miopia di un Governo che non investe sui giovani talenti, che non premia il merito, che non punta sulla conoscenza e su un'istruzione pubblica e di qualità, sia un dovere di tutti.

Chiara Zampieri- rappresentante degli studenti in Senato Accademico

venerdì 10 ottobre 2008

RINVIO ELEZIONI PRIMARIE DEI GIOVANI DEMOCRATICI

Vi riportiamo il comunicato stampa di Fausto Raciti, candidato alla segretaria nazionale dei Giovani Democratici.

"Credo che ci siano le condizioni organizzative per svolgere le primarie dei giovani democratici il 17 e 18 ottobre, grazie al lavoro del Comitato Promotore Nazionale, dei Comitati Promotori Regionali e del Partito Democratico. Detto questo, ritengo che come segnale di disponibilità e di massima apertura del percorso, sempre nell’interesse della più ampia partecipazione possibile, si possa posticipare la data delle elezioni primarie al 7 e 8 novembre. Sono per superare la fase delle polemiche regolamentari e per cominciare a discutere di politica in un clima più sereno, alla luce del fatto che negli ultimi giorni ogni frase pronunciata dai candidati alla segreteria nazionale, me compreso, è stata utilizzata e liberamente interpretata all’interno del dibattito politico del Pd. Da ora vorrei che questo clima cessasse definitivamente. È spiacevole che questo rinvio ci porti via un mese di attività in un momento in cui il governo delle destre attacca la scuola, i lavoratori e i più giovani. Invito le centinaia di ragazzi e ragazze che in tutta Italia si sono impegnati in questi giorni per la riuscita delle elezioni primarie a conservare lo stesso entusiasmo e lo stesso impegno che hanno profuso fino ad oggi, così che il giorno delle elezioni possa essere una giornata di festa per tutti.
Fausto Raciti."

lunedì 6 ottobre 2008

L’apartheid: viaggio nel regime di segregazione che sta nascendo a Nord-est


Titolo: L’apartheid: viaggio nel regime di segregazione che sta nascendo a Nord-est

Autore: Toni Fontana, nato a Feltre (Belluno) e giornalista del L’Unità

Introduzione: Walter Veltroni

Capitolo 14: I venti anni di Meryem

Note: questa storia non è inventata, ma vera. La ragazza è fatta di carne e ossa che potete vedere quihttp://www.youtube.com/watch?v=TSUos2dBFrs&feature=relatede la sua battaglia è testimoniata in numerosi articoli, tra i quali: http://82.193.34.123/node/9107


I VENTI ANNI DI MERYEM

Ormai vengo spesso in piazza dei Signori , bella e accogliente, con i tavolini del bar ‘Signori e signore’ sempre pieni di gente e i camerieri che trottano tra un tavolo e l’altro. Meryem è puntualissima, “Sai” esordisce indicando i tavolini della pizzeria che si affaccia sulla piazza centrale di Treviso “ho lavorato lì per alcuni mesi e questi luoghi li conosco bene.” Meryem ha 21 anni, è carina, i capelli crespi e nerissimi coprono un viso minuto e delicato, un po’ nascosto dagli occhialini.Non si può non crederle quando dice che sugli autobus si rivolgono a lei parlando in italiano e si lamentano degli extracomunitari, salvo poi fare un passo indietro quando scoprono che è marocchina. Ma se non è lei a dirlo è difficile, se non impossibile, scoprirlo. Parla con un accento della Marca, non molto evidente e percepibile, ma padroneggia così bene l’italiano che non passa per la mente di chiederle da quale paese proviene.
“Avevo dieci anni quando mio padre mi ha portata in Italia da Casablanca, lui viveva qui da molti anni, dal 1987, e aveva già girato diverse città prima di stabilirsi a Treviso, era stato per un certo periodo anche in Spagna. Subito ho fatto amicizia con altre bambine italiane e ho imparato la lingua, all’inizio non ho incontrato problemi. Poi quando ho iniziato la quinta elementare ho cominciato a sentire le prime battute razziste.” […]Ora Meryem studia economia internazionale all’università di Padova e lavora “per alcune ore, ma con contratto a tempo indeterminato” per un’importante catena di grandi magazzini. Il lavoro non manca , non si tratta di nascondere il fatto che qui nella Marca le occasioni sono cento volte più numerose che in altre parti d’Italia. Ma qui sta il punto. Di quale integrazione stiamo parlando?“A scuola, soprattutto alle medie, mi offendevano quasi tutti i giorni” ricorda Meryem “io mi sono abituata a rispondere, fin che è possibile mi difendo con le parole, quando superano il limite e non vi sono alternative, meno le mani”.La ragazza è delicata e cortese, educata e parla con estrema calma, è difficile immaginarla mentre prende a sberle qualche coetaneo che, mi viene da pensare, se l’è andata a cercare.“Se non reagisci,” prosegue “ti abitui a subire, a non contrastare. Alcuni studenti di origine marocchina come me non ce la fanno a reagire, sono intimoriti, incassano. Ma ciò è molto pericoloso perché chi subisce finisce poi per covare rabbia e aggressività e quando poi cresce si sfoga sviluppando una violenza cento volte superiore. Non mi sono mai occupata di politica e ho sempre accarezzato un sogno, quello di formarmi e studiare qui nel Veneto e poi andarmene, da qualsiasi parte, in un luogo in cui la mentalità è più aperta. Qui hanno osato dire che veniamo dalla savana, che non abbiamo cultura. Molti di noi si nascondono, si vergognano di venire da un altro paese, di possedere altri valori ed insegnamenti.
L’altro giorno stavo sull’autobus. Spesso, anzi quasi sempre, mi scambiano per un’italiana, una donna ha iniziato a parlare male degli immigrati e quando le ho detto che sono nata in Marocco ha fatto un passo indietro.[…]

Ora Meryem, Amina, Tahra e tante altre e tanti altri hanno fondato il gruppo Seconda Generazione che, scoprirò l’indomani, ha anche il sottotitolo: “Associazione padana per la tutela dei diritti dell’uomo e per il volontariato”. “Stiamo cercando una sede, siamo tutti giovani figli di immigrati, i genitori di molti di noi, come me, hanno il passaporto italiano e votano alle elezioni. Per domani abbiamo promosso la seconda manifestazione di protesta, poi, per un mese, ci dedicheremo solamente al volontariato. Ci occupiamo del recupero di coloro che cadono vittime della droga e dell’alcol. Abbiamo convinto due ragazzi a tornare a casa e a riprendere la scuola. Aiutiamo gli insegnanti di sostegno,i bambini che devono imparare l’italiano, ma alcuni valori, come quello della lealtà, devono essere insegnati solo da maestri madrelingua. Andremo negli ospedali per aiutare le gestanti che non parlano italiano, i malati che non riescono a farsi capire.”L’integrazione? “Noi puntiamo sulla convivenza, sulla possibilità di vivere tutti assieme. Io e alcune mie amiche vogliamo andarcene di qua, ma molti di noi vogliono restare e sperano in un futuro migliore. Se le cose non cambieranno finirà come nelle banlieue di Parigi. Non ho paura del carcere se ci dovrò finire per difendere i miei diritti. […]

Noi stiamo lavorando per la terza generazione, quella che verrà, quella dei nostri figli che non sono ancora stati concepiti. La nuova generazione, quella che verrà dopo la nostra, vivrà in condizioni migliori, la società sarà abituata alla convivenza, anche la prossima generazione dei veneti non sarà razzista, per loro sarà normale stare assieme a giovani italiani nipoti dei primi immigrati. Se non me ne sarà andata manderò a scuola i miei figli in una società nella quale le discriminazioni saranno un lontano ricordo.”

Consiglio a tutti di leggere il libro di Toni Fontana, uscito da poco nelle librerie e propongo al giovanile di contattare Meryem e lavorare con lei per la prossima generazione, quella che verrà, che vivrà in condizioni migliori. Non è Meryem e chi come lei a dover lasciare il Veneto. Lei arricchisce Treviso dove vive e Padova dove studia. Lei e le sue amiche non sono una minaccia per la nostra cultura, la nostra storia e le nostre tradizioni. Abbiamo qui vicino una persona in carne ed ossa che incarna il più profondo spirito europeo di ricerca della libertà e la tolleranza della religione musulmana non fondamentalista. Non possiamo lasciarla sola, né lasciarci scappare l’opportunità concreta di fare qualcosa di importante.


Laura Frigo

domenica 5 ottobre 2008

Campania Infelix

Non c’è giorno che si parli delle Campania, e dei suoi territori più disastrati, Caserta e l’interland di Napoli. Tutti giorni sentiamo parlare delle Camorra, dei suoi delitti, dei suoi traffici, degli immensi capitali che la polizia giudiziaria sequestra.
Ma, assai pochi parlano delle povertà dei Campani. Un tempo, almeno, si sentiva qualche politico parlare della necessità di dare lavoro a questa regione. Ora, invece, si liquida il problema con l’espressione “Sviluppo del Mezzogiorno”; locuzione generica, vaga, che non propone progetti reali, tangibili, di progresso di questa regione. Però, a riguardo della Campania, bisogna dire che, un tempo, fu perno del programma di rinascita del Meridione. Non a caso si parlava di “Rinascimento Campano”, per dire che, finalmente, l’industria era approdata anche al Sud, e avrebbe permesso alle famiglie meridionali di poter sperare, un giorno, di aver un reddito simile a quello delle famiglie del Nord. Lo Stato, all’epoca, intervenne direttamente, tramite il suo braccio industriale, l’IRI; ed è grazie a tale ente che in Campania, ora, abbiamo une delle più importanti aziende europee del settore aeronautico. Oltre a questo, ci sono altri esempi di eccellenza della regione; ma, purtroppo, se paragonati all’odierno degrado, sono nulla.
Il problema cronico della disoccupazione, accompagnato al processo di deindustrializzazione degli anni ’80 e ’90, ho portato la regione a un progressivo impoverimento, esasperato, anche, da un’inflazione “galoppante”, anche se di fatto non lo è. Ma, per una regione già provata, l’inflazione al 3-4 % è già un problema, che si somma a molti altri. Infatti l’inflazione di questi anni ha impoverito ancor più la Campania, fino a creare delle enormi sacche di povertà, che difficilmente una politica assistenzialistica, come quella adottata dal governo regionale, potrà risolvere. Infatti la regione, in una legge del 2004, ha introdotto un sostegno pubblico, detto “Reddito di Cittadinanza”, con il quale la regione, mensilmente, versa ai nuclei famigliari più poveri un contributo, coordinato con attività di integrazione scolastica, lavorativo, e sociale.
Un simile provvedimento, già sperimentato in altri paesi europei negli anni ’80, può fornire delle risposte nel breve termine, ma a lungo termine, rischia di far esplodere le finanze regionali, già provate da spese pazze in campo sanitario. Infatti la sanità campana è tra le più indebitate d’Italia, insieme al Lazio, alla Liguria, alla Calabria e alla Sicilia. Ciò che manca, in questo progetto, è un programma di investimenti che creino, durevolmente, posti di lavoro; e quindi ricchezza. Tutto questo, però, trova un ostacolo, la Camorra. Finché a tale organizzazione vengono lasciati ampi spazi, la Campania non potrà mai ripartire. Infatti, è indegno, per un paese come l’Italia, che siede tra i paesi più industrializzati, “concedere” a gruppi criminali ampi territori, sui quali imperversare e imporre le proprie leggi. Un tale stato delle cose non fa altro che sprofondare la regione in una voragine, che la priva, annualmente, di popolazione. Nell’ultimo anno, ben 120 000 Campani sono emigrati al Nord, e alcuni di essi persino all’estero, perché non trovano lavoro, sono stanchi di un clima asfittico, e di una criminalità sempre più arrogante e violenta.
E’ riprovevole che una regione come la Campania, un tempo chiamata “Campania Felix” dai Romani, per la fertile e ricca terra nonché per la sua cultura e storia, debba morire per l’inerzia e l’irresponsabilità della classe dirigente odierna.

Mirko Iodi