venerdì 15 agosto 2008

Riassunto della saga berlusconiana

di Marco Casale
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Cari amici..siamo alle solite;il Cavaliere da poco salito nuovamente a Palazzo Chigi,in attesa del colle più alto,aveva iniziato stranamente bene:un governo che ha ottenuto una forte maggioranza in entrambi i rami del Parlamento a differenza della precedente legislatura,una squadra diciamo composta da 3-4 elementi validi e gli altri componenti più o meno sconosciuti-ma questo ci può stare-fa parte del personaggio-ha subito avviato un confronto con l'opposizione sui temi più scottanti e sentiti dal Paese. Sembrava troppo bello tant'è che mi sono detto:<>No, è schizzinoso l'uomo e infatti da lì a poco si sono susseguiti tutta una serie di iniziatie e/o provevvedimenti piuttosto discutibili,alcuni dei quali a mio avviso palesamente incostituzionali.Ma andiamo con ordine:al Cavaliere deve essere attribuito il merito in questi pochi mesi di aver preso in mano la questione rifiuti e in effetti,parenti mea dicunt, che la situazione sia notevolmente migliorata e di aver abolito del tutto l'Ici e tuttavia ogni cosa ha il suo prezzo.Qui da più parti si parla di crisi economica,recessione,preoccupazione della Confindustria,della Banca Centrale Europea,di quella mondiale a causa della crisi dei mutui negli Stati Uniti e si è sostanzialmente d'accordo da sinistra a destra nell'indicare la ricetta:tagliare la spesa pubblica,ridurre il deficit,cercare di rilanciare i consumi,maggior attenzione ai salari e multa cetera.Non vi è dubbio però che res sic stantibus ci si aspettava provvedimenti in questa direzione e invece sorpresa dell'amico Giulio:un provvedimento sulla detassazione degli straordinari che di fatto non sortirà alcun effetto(se non ricordo male si può guadagnare da qui a fine anno 3000 euro con un aliquota pari al 10% ma soprattutto non si applica detto provvedimento agli statali,il famoso ceto medio,che rappresenta la maggior parte della popolazione,soffocata negli ultimi anni da continui rincari,spesso senza rinnovo contrattuale e costretti a barcamenarsi già dalla terza settimana del mese.Ci si aspettava dal super ministro dell'economia non la robin hood tax-lo stesso Presidente dell'authority dell'energia ha messo in evidenza come ciò comporterà inevitabilmente un aumento del prezzo dei carburanti e nel settore bancario di commissioni,bonifici..(il provvedimento infatti potrebbe rivelarsi anche un boomerang)tutto ciò che una banca può gestire autonomamente e aggiungo giustamente in regime di concorrenza anche a seguito del c.d decreto Bersani(è ovvio infatti che le grandi compagnie petrolifere e i gruppi bancari-mosse da lobby di potere-non fanno nulla per nulla)ma un taglio di quegli enti minuscoli,insignificanti che non servono a nulla e che vivono dal dopoguerra,un accorpamento degli istituti di previdenza e non tagli alle forze dell'ordine,alle scuole,alle università e alla ricerca..settori chiavi senza i quali il nostro Paese non può progredire.Per quanto riguarda il tema dei salari dei poveri italiani sono francamente scettico circa la possibilità di un intervento da parte dell'esecutivo:viviamo in un'ottica di globalizzazione e l'intervento dello Stato nell'economia ci può stare solo in particolari casi-limite;la concorrenza rimane il motore primo a tutela dei cittadini. Paghiamo piuttosto il fatto che non ci sia stata vigilanza da parte degli organi preposti comprese le associazioni dei consumatori in occasione del transito dalla lira all'euro.Si è innescata una spirale irreversibile rispetto alla quale io credo occorrerebbe una nuova politica ambientale-energetica come già sostenuto dal premio nobel per la pace Al Gore.Tale politica potrebbe rappresentare la vera svolta nello scacchiere economico mondiale:investire su fonti alternative significa liberarsi dalla schiavitù del petrolio,rilanciare i consumi che si traduce in nuovi posti di lavoro,aumento dei redditi e del PIL,ovvero la ricchezza prodotta dal sistema Paese.E infine veniamo alla parte più bella e divertente di questa saga:il Cavaliere non si smentisce mai!! Povero,ma volete capirlo che i magistrati ce l'hanno con lui,questi comunisti senza né arte né parte che vogliono farlo fuori,che vorrebbero sovvertire l'esito delle elezioni osando mettere in discussione la sovranità del popolo. E allora caro Silvio andiamo con ordine:quando tu mi dici che sei lì a seguito del voto popolare nessuno osa metterlo in dubbio ma tu non puoi contestare il dato che i magistrati siano al loro posto solo grazie a un pubblico concorso. Hai mai letto la Costituzione?ti dò una mano: art 106.Il che significa che la loro legittimità a differenza tua è frutto di una norma di rango costituzionale. Quando,ancora, tu in tutti i modi eviti di affrontare la giustizia chiedendo al tuo Guardasigilli-non penserete mica che sia A.Alfano?- ma è un noto avvocato che ha lo studio a Padova e per di più senatore,di ricusare i giudici per legittimo sospetto, per tuo capriccio personale, o quando ti fai la tua legge ad personam sic et sempliciter rischi di compromettere l'obbligatorietà dell'azione penale ex art 112 Cost e soprattutto assurgendo a dittatore,figura non prevista nello stato di diritto,non garantisci un principio supremo del nostro ordinamento vale a dire quello d'uguglianza. Detta tendenza ha avuto il suo apice con la c.d norma blocca processi.Il Cavaliere manda una letterina al Presidente del Senato,Renato Schifani,nella quale gli chiede di cortesemente di spiegare ai commensali le motivazioni della sua pensata:bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno del 2002-ma chissà perchè quest'indicazione temporale-gliel'ha suggerita il coniglio bianco di Alice nel Paese delle Meraviglie?-con esclusione dei reati puniti con pena superiori ai dieci anni.Insomma occorre affrontare solo processi che hanno maggiore pericolosità sociale...che cavolo mai vorrà dire?si ricordi peraltro,codice di procedura alla mano,che la sospensione dei processi non interrompe la prescrizione. Uhmm quest'uomo è davvero un genio!!Fortunatamente il Pd si sveglia dal torpore,dichiara che "l'amore" con Silvio è finito,Di Pietro,il "nemico" di Walter scende in piazza con i c.d . girotondini(non sono certo quelli di Nanni Moretti-perdonatemi questa struggente nota personale:) Partono le proteste dell'ANM(associazione nazionale magistrati),appello da parte di 100 costituzionalisti che invitano a sottoscrivere lo stesso sul quotidiano "La Repubblica" e chi più ne ha più ne metta.In questo trambusto,qualcuno suggerisce al Presidente del Consiglio che forse è più opportuno introdurre un provvedimento più ad hoc(quello precedente avrebbe distrutto definitivamente il sistema giudiziario ed era palesamente illegittimoin quanto al di là del fatto che è del tutto estraneo alla logica del decreto sicurezza e che pertanto mancava dei criteri della necessità ed urgenza ponendosi in contrasto con l'art 77 comma;violava il principio della ragionevole durata del processo ex art 111 Cost,art 6 Cedu;pregiudica l'obbligatorietà dell'azione penale ecc..).Così ritorna in auge l'idea dell'immunità alle più alte cariche dello Stato.Detto provvedimento è obsoleto,già nel precedente governo Berlusconi,il senatore Schifani si era impegnato a dare vita a un provvedimento fac simile(art 1 comma II legge 140/2003) fatto a pezzi dalla Corte Costituzionale con la sentenza n 24/2004.Il lodo Alfano ormai risulta approvato;neppure il Capo dello Stato si è sentito on obbligo di intervenire-mi domando dove fossero quel giorno i tecnici del Quirinale(detto provvedimento si sostiene,giustamente da più parti,andrebbe approvato con legge costituzionale ma non è questo il punto;esso a mio avviso risulta frutto delle contigenze politiche del momento,un uomo che rifiuta di affrontare i suoi problemi con la giustizia compromettendo ancora una volta il principio dell'eguale trattamento delle persone difronte alle legge).Il Cavaliere non finisce mai di stupirci:>.

mercoledì 13 agosto 2008

L’arresto di Karadžić


Con l’arresto di Karadžić si intravedono grandi cambiamenti sulla scena politica serba. Chi esce battuto da tutta questa vicenda non è tanto l'ex presidente della RS ma i radicali, il maggior partito della destra nazionalista, ormai destinato ad un drastico ridimensionamento.
Radovan Karadžić, l’ex leader dei serbi di Bosnia e accusato dal Tribunale penale dell’Aja, sta trascorrendo la sua prima settimana nel carcere di Scheveningen, preparandosi per la difesa. Nella sua prima comparsa davanti al tribunale, Karadžić si è rifiutato di rispondere all’accusa di genocidio e di crimini contro l’umanità nei confronti della popolazione non serba durante la guerra in Bosnia Erzegovina. L’accusato si è appellato al diritto di rimandare di trenta giorni la sua dichiarazione di fronte ai giudici, fornendo come spiegazione la necessità di preparare la difesa sull’accusa allargata già annunciata dal capo procuratore Serge Brammertz. La prosecuzione del processo è stata fissata per il 29 agosto. Karadžić ha dichiarato che si difenderà da solo, cosa che ha già fatto durante la prima udienza. Egli ha esposto una serie di accuse sul conto della Serbia ed anche sul conto degli ex alleati occidentali. Nonostante l’avvertimento del giudice Alphons Orie che non tollererà alcuna ostruzione e politicizzazione del processo, Karadžić ha ribadito tranquillamente che più dell’accusa teme che la mano lunga dei servizi americani possa tentare di eliminarlo mentre è in carcere.
Karadžić e il suo team legale di Belgrado affermano che l’arresto è stato eseguito tre giorni prima che venisse resa nota la notizia, aggiungendo che ci sono state parecchie irregolarità nella procedura del suo arresto e nella consegna al Tribunale dell’Aja. Tuttavia, la parte che ha destato più attenzione di tutto ciò ha detto a Karadžić, riguarda le indiscrezioni sul fatto che gli era stato garantito che non sarebbe stato processato all’Aja. Karadžić afferma che con l’allora inviato speciale Richard Holbrooke e il governo degli USA aveva raggiunto un accordo sul suo ritiro dalle funzioni pubbliche e sulla possibilità di implementare l’Accordo di Dayton. In cambio, a Karadžić sarebbe stato garantito che non sarebbe stato estradato all’Aja. Karadžić ha aggiunto che lo State Department aveva cercato di impedire che l’accusa venisse sollevata, ma ci fu il rifiuto dell’allora capo procuratore Richard Goldstone.
La tesi dell’accordo con Radovan Karadžić non è nuova. Se ne è già parlato negli anni scorsi, e la magistratura serba per i crimini di guerra ha indagato sulle supposizioni relative a questa accusa, ma l’esistenza di documenti che confermerebbero la versione di Karadžić non è mai stata dimostrata. In una dichiarazione per la CNN, Richard Holbrooke ha negato fermamente le supposizioni. Holbrooke sostiene che l’unico accordo raggiunto fu con l’allora presidente della Serbia Slobodan Milošević, con il quale si era stabilito che Karadžić dovesse abbandonare le sue funzioni pubbliche.
Il perdente maggiore non è Radovan Karadžić. I veri perdenti, ancora una volta negli ultimi sei mesi, sono i rappresentanti del Partito radicale serbo (SRS). A Belgrado si insiste parecchio sul fatto che il meeting organizzato dal SRS in difesa di Karadžić è stato probabilmente l’inizio della fine del SRS come lo abbiamo conosciuto dagli anni novanta ad oggi.
Secondo uno schema già vecchio, sintetizzando molto le cose, l’SRS era un partito di destra. Proprio come il Partito democratico della Serbia (DSS) e Nuova Serbia (NS). Oggi, la destra in Serbia non c’è più, dicono gli esperti, ma c’è un ampio spazio per far sì che si formino dei partiti di destra. La formazione politica che lo capirà avrà un notevole bacino di elettori in futuro. Ma non sarà di sicuro un partito che continua a parlare di nazionalismo, serbità, tradimenti, divisioni, non sarà quel partito per il quale l’unico punto del programma è il Kosovo. Quel tempo ormai è passato.
Chiara
per saperne di più www.osservatoriobalcani.org

sabato 9 agosto 2008

E' guerra tra Russia e Georgia

Si allarga il conflitto tra Georgia e Russia. All'alba i caccia di Mosca hanno bombardato la capitale georgiana Tbilisi e sono finiti nel mirino della contraerea georgiana che ha abbattuto due aerei di Mosca. Il Parlamento e altri edifici governativi sono stati evacuati. I bombardamenti russi hanno distrutto le infrastrutture di Poti, il più grande porto della Georgia sul Mar Nero. La Georgia è in "stato di guerra", ha detto oggi il presidente Mikhail Saakashvili, accusando la Russia di aver bombardato diverse città georgiane. Il n.1 georgiano ha anche chiesto al Parlamento di introdurre la legge marziale nella Repubblica caucasica. "Ho firmato il decreto sullo stato di guerra e ho chiesto al Parlamento di approvare la legge marziale", ha annunciato Saakashvili in un discorso trasmesso in diretta tv, "la Georgia è in uno stato di totale aggressione militare".
Incombe anche l'emergenza profughi: sono più di 30 mila quelli dell'Ossezia del sud riparati in Russia dall'inizio dell'offensiva georgiana nella Repubblica separatista, nelle prime ore di venerdì. Lo ha riferito il vicepremier russo Sergei Sobyanin, che ha denunciato "una catastrofe umanitaria". Sul campo la situazione non è sempre chiara. Per esempio sul controllo di Tskhinvali, capitale dell'Ossezia del Sud, città che la Russia sostiene di aver riconquistato. Militari della 76ma divisione aerotrasportata sono stati paracadutati alla periferia del capoluogo dell'Ossezia del sud, e hanno attaccato le truppe georgiane. Ma sull'esito della battaglia c'è solo una fonte, quella russa: "Tskhinvali è stata completamente liberata", ha assicurato il generale Vladimir Boldyrev, comandante delle forze terrestri russe.
Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha riferito che finora i georgiani uccisi sono 30, ma il leader dei separatisti dell'Ossezia del sud, Eduard Kokoity, ha affermato che dall'inizio dell'offensiva di Tbilisi i morti in totale "sono più di 1.400". Sul fronte diplomatico, intanto, è stallo. Per la seconda volta in 24 ore, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito a trovare un accordo per chiedere un cessate il fuoco immediato a Russia e Georgia nell'Ossezia del Sud. "Alcuni Paesi membri del Consiglio hanno chiesto più tempo - ha spiegato l'ambasciatore belga all'Onu, Jan Grauls, presidente di turno del Consiglio - Questi negoziati non si sono interrotti stanotte e riprenderanno oggi". "Le aspettative della comunità internazionale sono per un cessate il fuoco - ha detto dal canto suo l'ambasciatore americano al Palazzo di Vetro, Zalmay Khalilzad - per la fine degli attacchi aerei (russi), degli attacchi missilistici, dell'uso delle forze da combattimento. E' il momento di cessare questi attacchi". Secondo fonti diplomatiche, la bozza di dichiarazione messa a punto dal Belgio chiede alle parti di "mostrare moderazione e di astenersi da ogni ulteriori atto di violenza o di forza", espressioni che non bastano alla Russia, che pretende "il ripristino dello status quo ante" agli scontri delle ultime ore.. Secondo il rappresentante di Mosca all'Onu, Vitaly Churkin, è Tblisi l'unica responsabile di quanto sta accadendo nell'Ossezia del Sud - dove i separatisti denunciano almeno 1.400 morti - degli "attacchi sleali condotti con la connivenza di alcuni membri del Consiglio di Sicurezza". "Una catastrofe umanitaria è in coeso", ha denunciato ancora l'ambasciatore, che ha parlato di "gravi violazioni del diritto umanitario" da parte della Georgia. Già giovedì notte, dopo i primi scontri nell'Ossezia del Sud, il Consiglio di Sicurezza si era riunito per una seduta d'emergenza, senza che i suoi 15 membri riuscissero a trovare un accordo su una dichiarazione comune.

venerdì 8 agosto 2008

Visti da fuori..

«Secondo “Transparency International” l’Italia è al 40esimo posto per quanto riguarda la corruzione, mentre la Banca Mondiale la pone poco sopra la Corea del Sud ma ben al di sotto degli altri Paesi europei. Su questo fronte, i due atti più degni di nota del governo Berlusconi sono stati la legge che garantisce l’immunità al premier e lo scioglimento dell’ufficio dell’alto commissario contro la corruzione»

Financial Times, 5 agosto

venerdì 1 agosto 2008

L'Italia dice sì a Lisbona

Ratificato all'unanimità il trattato per la nuova Costituzione europea

Con 551 voti favorevoli e nessuno contrario il Parlamento italiano ha ratificato il Trattato di Lisbona con cui l'Ue pone le basi per la stesura della nuova carta costituzionale europea. Una giornata importante nella storia delle nostre istituzioni e nel mondo politico per il rinnovato senso di unità davanti ai grandi obiettivi internazionali. Unica nota stonata viene dai banchi della Lega che rifiutano il grande applauso bipartisan che ha accompagnato la firma del Trattato.
Grande è stata la soddisfazione per il Presidente Giorgio Napolitano che ha evidenziato come la solerzia con cui il nostro Parlamento ha approvato il Trattato sia “un titolo d'onore per il Parlamento italiano e un fattore di rinnovato prestigio per il ruolo europeo del nostro paese. Sono lieto che governo, maggioranza e opposizione abbiano saputo dar prova di una comunanza di vedute e di prospettive su un terreno cruciale per l'avvenire del Paese”.La ratifica rappresenta "una scelta che deve tradursi in un accresciuto impegno acontribuire al processo di integrazione europea oggi che cambiamenti profondi nelle condizioni della stessa Europa e nel contesto mondiale richiedono nuove risposte alle aspettative dei cittadini e a comuni esigenze di pace e di sviluppo. Il Trattato crea le condizioni minime indispensabili per avanzare in questa direzione. Mi auguro che il voto italiano stimoli il completamento del processo di ratifica prima dell'avvio della consultazione elettorale per il Parlamento europeo".
Lasciando l'aula di Montecitorio, Walter Veltroni ha dichiarato: ''Oggi ho ascoltato un bellissimo discorso parlamentare. Lapo Pistelli ha parlato dell'Europa con competenza e passione, ho trovato nelle sue parole la nuova ispirazione politica e culturale dei democratici. La convinta adesione di tutto il gruppo del Pd ne è una testimonianza''.Per Piero Fassino, ministro degli Affari Esteri nel Governo ombra del Pd, ''che il Trattato di Lisbona sia ratificato da 26 Paesi su 27 è essenziale sia per accelerare un'intesa anche con l'Irlanda, sia per dare una concreta e inequivoca dimostrazione della volontà di rafforzare ulteriormente l'Unione Europea e le politiche di integrazione. Non sfugge a nessunoche quel referendum, cosi come i precedenti referendum francesi e olandesi, sono la spia di una paura per la globalizzazione sull'uscio di casa che si scarica sull'Ue e spinge una parte delle opinioni pubbliche europee ad arroccamenti difensivi”.
Per Sandro Gozi, capogruppo PD in Commissione Politiche dell'Unione, “la ratifica del trattato di Lisbona è un passo in avanti molto importante. La tradizione europeista dell'Italia esce oggi rafforzata, nonostante i distnguo della Lega che rivelano una divisione netta all'interno della maggioranza. Se l'Europa non riesce ad appassionare è perché è in mezzo al guado, perché è ancora una democrazia limitata, bloccata e rallentata dalle scelte all'unanimità”.

domenica 27 luglio 2008

L'incoerenza della destra

Alcuni episodi degli ultimi giorni dimostrano l’incoerenza delle Destra italiana e dei suoi esponenti padovani. Prendiamo il caso dei militari nelle città per contrastare la criminalità e garantire la sicurezza.Se vengono mandati a Padova è evidente, per la Destra, il fallimento dell’Amministrazione Zanonato, che avrebbe reso la città più insicura. Al contrario, se vengono richiesti dai Sindaci di Verona e di Treviso si plaude alla capacità degli amministratori di quelle città, che sanno ascoltare i loro cittadini e vogliono garantirne la sicurezza. Questo atteggiamento schizofrenico era già evidente prima di quest’ultimo episodio: quando a Roma, è stata stuprata e uccisa una signora, la colpa era dell’amministrazione Veltroni; quando è successo a Milano, dove la Destra governa ininterrottamente da 15 anni, la colpa era del Governo nazionale, guarda caso di Centrosinistra. E adesso che al Governo c’è la Destra, la colpa di chi sarà mai? Ancora più clamoroso il caso della moschea. A Padova ci spiegano da mesi che l’amministrazione dovrebbe disinteressarsi dell’argomento e che, una volta chiuso il luogo di preghiera islamico di via Anelli, i fedeli di quella religione dovrebbero arrangiarsi e trovare da soli una soluzione. A Milano, però, di fronte alla stessa situazione, la ricetta giusta è diametralmente opposta: per chiudere la moschea di viale Jenner, l’amministrazione - di cui fa parte anche la Lega - si preoccupa di trovare un luogo alternativo e, nel frattempo, ai fedeli di religione islamica offre i locali del velodromo, di proprietà pubblica, per poter professare la loro religione. Chissà se l’associazione musulmana di viale Jenner ha firmato la carta dei valori di Amato, se ha condiviso con la città un percorso di integrazione e di amicizia, se ha preso in considerazione la possibilità di riconoscere la «divinità del Cristo», come direbbe Bitonci, o se farà pregare insieme uomini e donne, come vorrebbe Menorello. Ci aspettiamo, a questo punto, una trasferta dei leghisti padovani, guidati da Mariella Mazzetto, con tanto di maiale al seguito per proteggere i milanesi da questo scempio. Più in piccolo, la politica delle due verità, della doppia morale, è stata portata avanti con molta faccia tosta anche sugli insediamenti commerciali di Padova Est di fronte all’Ikea. Quando amministravano, Riccoboni e Menorello hanno venduto ad un privato un terreno comunale per dieci milioni di euro, consentendogli di installarvi 10 medie strutture di vendita. Dei 10 milioni di euro pattuiti hanno incassato solo 1,5, ma hanno impegnato nel bilancio comunale l’intera cifra. La nostra amministrazione, con una trattativa durissima, è riuscita a dimezzare gli insediamenti commerciali, passando da 10 a 5, e ad ottenere gli stessi soldi dai privati. Ma, per il duo Riccoboni-Menorello, dovevamo fermare tutto, e rinunciare a risorse che loro avevano già speso, facendo pagare un conto salatissimo ai cittadini. Si potrebbe proseguire, sottolineando ad esempio il comportamento personale di tanti sedicenti cattolici della destra berlusconiana, che sbandierano valori irrinunciabili, per poi agire nella loro vita privata in modo molto diverso: difendono la famiglia, ma molti di loro ne hanno almeno due. Ma su questo è meglio stendere un velo pietoso. Questi signori si illudono se reputano i cittadini così ingenui da non rendersi conto di quanta incoerenza, di quanta sfacciataggine caratterizzi la loro azione politica, che cambia direzione a seconda del vento, delle circostanze, dei ruoli che si ricoprono, della città dove si risiede. Non si va molto lontano con furbizie da quattro soldi.
Umberto Zampieri Capogruppo Pd di Padova

lunedì 21 luglio 2008

LETTERA DI PROTESTA AL MINISTRO ALFANO: SOTTOSCRIVI ANCHE TU!

La sottostante lettera sarà consegnata al Min. ombra di Grazia e Giustizia On. Tanaglia, affinché la legga e la consegni al Min. Alfano.
Sottoscrivi anche tu indicano nome, cognome, città di residenza e data di nascita in una e-mail indirizzata a f.bettin@pdmonselice.it


Alla c. a. del Min. di Grazia e Giustizia
Onorevole Alfano

Onorevole Alfano,
questa lettera ha lo scopo di evidenziare le numerose perplessità che numerosi Italiani si pongono riguardo alla cosiddetta “norma blocca processi” e al “lodo Alfano”.
La “blocca processi” si è da subito distinta per le numerose critiche ricevute, prontamente bollate come critiche di “una sinistra giustizialista”, ma non per questo i sospetti legati alla sua incostituzionalità e alla data posta come inizio dei processi da sospendere si sono potuti dissipare. L’attuale Presidente del Consiglio ha assunto posizioni difensive di immane tristezza sostenendo che sarebbe una norma “che salva tutti”; prima di tutto mi permetto di contestare il potere salvifico di questa dichiarazione che sottolinea chiaramente la volontà di avere una giustizia che non compie il suo valore di garante della legalità, a favore di un lassismo della legge preambolo dell’illegalità, vorrei poi proseguire precisando che salva, non tutti, ma bensì chi ha a carico procedimenti giudiziari, perché a quanto mi risulta il processo non è una condicio sine qua non per la vita di una persona. Rilevo inoltre che tutta l’apprensione dimostrata dal vostro esecutivo per quei reati che turbano maggiormente l’ordine pubblico si eclissa immediatamente al cospetto della suddetta norma, dato che ritarda processi per reati come, tanto per citarne uno, lo stupro.
Passando al “lodo Alfano” come ben sappiamo sospende i processi per le quattro maggiori cariche dello Stato. Più o meno obbligati avete precisato che nel periodo di sospensione non maturi la prescrizione, nascondendo che il processo, ricominciando dopo 5 anni richiede la ricomposizione della Corte, dettaglio questo che nel caso fortunato che tutti i membri siano ancora disponibili causerà una perdita di tempo per la ripresa del vecchio procedimento (in questo tempo la prescrizione non sarà congelata), oppure in caso la Corte cambi la sua composizione il procedimento dovrà ricominciare (ma non ricomincerà il tempo di calcolo per la prescrizione). A peggiorare la qualità del lodo sta la non distinzione tra reati funzionali e reati non-funzionali, e il provvedimento si estende anche ai reati antecedenti alla carica. Risulta evidente che non è un lodo solo atto a rendere più agevole la governabilità, ma nello specifico a rendere impunibile qualcuno.
La giustizia ha bisogno di miglioramenti, e Lei stesso all’inizio della legislatura presentò un piano di lavoro che non comprendeva il suddetto lodo, necessità che è comparsa solo ora, e che certo non serve per il bene del Paese.
Ancora una volta il Presidente del Consiglio reputa utile impiegare le Camere per la discussione di leggi che non migliorano la condizione del popolo italiano, tralasciando temi ben più prioritari.

Distinti saluti,
Federico Bettin

martedì 15 luglio 2008

Robin Hood?...un bugiardo

"Hanno messo le mani nelle tasche degli italiani" questo il martellante slogan della campagna elettorale della destra alle ultime elezioni. Quando le premure e le attenzioni di tutti andavano, Santanchè in testa, alla drammatica situazione dei ceti deboli.Sia in campagna elettorale sia dopo la chiusura delle urne, Silvio Berlusconi, aveva garantito "meno tasse sulla famiglia, sul lavoro, sulle imprese". "Vogliamo ridurre la pressione fiscale sotto il 40 per cento del Pil nei prossimi anni", aveva detto il 2 aprile. Ma non lo farà. E non lo farà nei prossimi 5 anni, parliamoci chiaro. L'ha messo nero su bianco nel Dpef, il Documento di programmazione economico-finanziaria, il Super ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Lo ha confermato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nella sua audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato: "La pressione fiscale rimarrebbe invariata nel quinquennio dopo la riduzione di 0,3 per cento punti di Pil attesa per il 2008 (al 43 per cento)". Resterà al livello già raggiunto durante il biennio in cui a guidare la politica fiscale c'era Vincenzo Visco. Continuità, insomma, con quello che sprezzantemente era stato definito " il vecchio galleggiamento del governo Prodi". Luca Ricolfi, docente di Analisi dei dati all'Università di Torino, commenta: "Qui, nel tradimento della promessa sulle tasse, c'è anche il maggiore "scarto" tra il programma elettorale e la realtà. Mi sembra troppo sostenere che in quattro mesi c'è stata un'accelerazione della crisi tale da obbligare il nuovo governo a rimangiarsi tutto. In ogni caso qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di spiegare perché ha cambiato idea". L'Italia è smarrita perché vive una condizione sociale drammatica, tanto dura quanto non la si conosceva da anni. Un’emergenza non più rinviabile: altro che lodo Alfano e norme salvapremier, l’Italia ha bisogno di ripartire sul piano economico. crollano, insieme con il potere d'acquisto, i consumi e, di conseguenza, i profitti delle imprese, in una spirale di concatenazioni reciproche di cui è difficile prevedere gli esiti. Ma il governo sembra in tutt’altre faccende affaccendato. Crolla la produzione industriale e il governo risponde aumentando le tasse e diminuendo gli investimenti., oltre che con tagli a sicurezza (altra grande promessa mancata!, inutile inasprire le pene se poi si sottraggono risorse alle forze dell'ordine) , scuola e sanità.Senza dimenticare che la tanto decantata Robin Hood tax voluta da Tremonti si è rivelata una presa in giro sia perchè il 70% del ricavato resterà allo stato ( diversamente da quanto annunciato in prima battuta) sia perchè il restante 30% servirà a finanziare un’invenzione parecchio discutibile: la "social card" per i più poveri, una specie di tesserino per avere riduzioni di prezzo su generi alimentari e servizi.L'avesse fatta il Governo Prodi questa iniziativa, l'opposizione di destra l'avrebbe definita una mancia, un sollievo quantificabile in una tazzina di caffè al giorno,un'elemosina, un atto di carità pelosa, la fanno loro e spunta fuori Robin Hood!, lode al ministro immaginifico).Sulla partita delle tasse Veltroni sembra fermamente intenzionato a incentrare una volontà di opposizione sicuramente più sostanziosa e utile per il Paese di quella impostata sulla giustizia da parte del suo "alleato" Di Pietro.La speranza è che non continui all'infinito questo assurdo ed inquietante balletto chi sta al Governo dice che le tasse non si possono abbassare, chi sta all'opposizione dice il contrario, poi, a cambio della guardia avvenuto, i ruoli si invertono.Occorre una svolta. Una riduzione drastica della spesa pubblica ( ma tagliando gli sprechi, il personale in sovrannumero, gli enti inutili, le province, non i servizi essenziali) una maxivendita di beni demaniali, insomma una gigantesca manovra alla fine della quale questo Stato di trovi gravato in maniera meno pesante dall'attuale macigno del debito pubblico.
Vincenzo Cusumano

domenica 13 luglio 2008

LA MANIFESTAZIONE DI PIAZZA NAVONA:

AI MEDIA IMPORTA PIU' DELLA PAGLIA CHE DELLA TRAVE NELL'OCCHIO
di Pietro Galiazzo,
responsabile Giustizia - Legalità GD
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Ero presente a quella manifestazione, a titolo personale, ma con la speranza di rappresentare in qualche modo anche le idee di quei tanti giovani del Partito Democratico che non ne possono più delle leggi vergogna del governo Berlusconi, che sono convinti che sia stato un errore il tentativo di dialogo di Veltroni prima e durante i primi mesi di questa legislatura, e che desiderano essere aperti alle idee e alle opinioni di tutti i movimenti politici senza catalogare nessuno a prescindere come populista e qualunquista. Insomma le idee che credo siano condivise da gran parte del mondo giovanile della sinistra, anche se il nostro partito, a parte qualche eccezione, molte volte sembra non prestarci attenzione. La prova di tutto questo erano le tante facce giovani che si incontravano, alcune bandiere del PD che sventolavano assieme alle altre tra la folla, e alcuni esponenti del partito (Rita Borsellino, Furio Colombo, Arturo Parisi per esempio) che hanno deciso di prendere parte attivamente o semplicemente presenziando alla manifestazione. La manifestazione si è poi svolta con ordine e gli oratori si sono alternati sul palco tra gli applausi di tante cittadine e cittadini, anziani, giovani e famiglie, mentre dai media sembrava che in quella piazza ci fossero i peggio criminali e rivoltosi d'Italia. TUTTI COMMENTI PREPARATI AD ARTE, CHE DISTOLGONO L'ATTENZIONE (più o meno volontariamente a seconda delle testate) DALLE LEGGI VERGOGNA E DAGLI SCANDALI CHE RIGUARDANO CHI CI GOVERNA! Certo prendo le distanze da critiche sicuramente fuori luogo come quelle riguardanti il Papa o il metodo di fare opposizione del Pa rtito Democratico, che sicuramente ha fatto una scelta diversa ma non meno valida, ma se si considera che a fare certi interventi sono stati dei comici trovo esagerata la reazione di giornali e telegiornali che certo avrebbero fatto meglio a prestare attenzione ai motivi per cui una manifestazione così largamente partecipata era stata organizzata. Per dei provvedimenti quelli si demagogici, o ancora peggio ad-personam, che rendono la legge meno uguale per le alte cariche dello Stato (ma in realtà principalmente per Berlusconi) o che impediscono le intercettazioni per reati anche gravi e a noi cittadini di essere informati.